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Teatro della Limonaia

Sesto F.no - Firenze
11-22 gennaio 2006

Compagnia TRI-BOO

GUANTANAMO
Honor bound to defend freedom
(L’onore obbliga a difendere la libert‡)

di
Victoria Brittain e Gillian Slovo

regia
Serena Mannelli e Michele Panella

in collaborazione con
Ombre Rosse, British Council

con il patrocinio di
Amnesty International
SEZIONE ITALIANA

traduzione
Michele Panella

video
Federico Micali e Ottovolante

con
Renata Palminiello, Roberto GioffrË,
Antonio Branchi, Matteo Brighenti, Giovanni Carli, Claudio Cirri,
Daniel Dwerryhouse, Giuseppe Franchina, Alessio Nieddu, Lorenzo Guagni,
Ali Kheder, Vincenzo Franceschini, Giovanni Panci.

con la partecipazione di
Soriano Ceccanti, Haidi Giuliani, Armando Punzo,
Simona Torretta, Don Vitaliano della Sala
nel ruolo del Giudice Steyn

voce registrata
Zack Kinney

Scenografia
Dimitri Milopulos

Scenotecnica
Francesca Aperti, Patricia Ciarloni, Scira Manca,
Yuri Massaro, Eleonora ScirË, Eva SgrÚ

Costumi
Margherita Baldoni

Progetto luci
Emiliano Pona

Progetto grafico
William Vecchietti

 

Guantanamo è un docu-drama, che arriva in Italia dopo un grande successo internazionale. Le testimonianze epistolari dei detenuti musulmani di nazionalità inglese e irachena, le interviste rilasciate dai loro familiari, le dichiarazioni dei loro avvocati e le disarmanti riflessioni di cittadini e militari americani, creano un quadro completo e scioccante dove gli attori più che personaggi diventano portavoce di chiarificazioni del precedente creato nel diritto internazionale dall’amministrazione Bush.
Guantanamo è soprattutto un’indagine politico-giuridico-sociale su come la prigione americana abbia spazzato via solidi principi di diritto internazionale e condotta civile, che si presenta come un esperimento su quanto l’opinione pubblica possa sopportare senza reagire. I video interagiscono con il linguaggio e lo spazio teatrale creando livelli e situazioni diverse che analizzano quanto la democrazia occidentale sia stata danneggiata durante la “guerra al terrorismo”.

Prima nazionale 15 gennaio ore 22.00
Anteprime 11, 12, 13, 14 gennaio ore 21
Repliche 18, 19, 20, 21, 22 gennaio ore 21
Teatro della Limonaia
www.teatrodellalimonaia.it
Via Gramsci, 426 Sesto Fiorentino (FI)
Prenotazioni telefoniche
055-440852

In occasione della prima nazionale dello spettacolo il 15 gennaio dalle ore 16.00 alle 20.00 al Teatro della Limonaia si terra una tavola rotonda sul tema Guerra, in collaborazione con Tri-boo, British Council, Controradio e Anna Meacci.
Interverranno: Carlo Bonini (giornalista), Vittoria Brittain (autrice), Nicholas Kent (direttore del Tricycle Theatre), Ivan della Mea (cantautore), Gianni Gianassi (sindaco di Sesto Fiorentino), Cecilia Nava (Amnesty International), Francesco Niccolini (autore), Niccola Pannelli (attore – autore), Renato Sarti (regista), Gillian Slovo (autrice), Bebo Storti (attore), Gino Strada e/o Teresa Sarti (Emergency), coordina Raffaele Palumbo (Controradio)

IL PROGETTO

Guantanamo, Honor bound to defend freedom (L’onore obbliga a difendere la libert‡) Ë un’operazione drammaturgica, un documentary-drama, sui trattamenti riservati ai prigionieri islamici della base militare americana di Guantanamo (Cuba), che nasce per volontà di Nicholas Kent, direttore del Tricycle Theatre di Londra.
Il testo è stato commissionato all’ex inviata del Guardian Victoria Brittain e alla narratrice sudafricana Gillian Slovo ed è stato sviluppato sulla base di testimonianze orali e scritte di prigionieri di Guantanamo, dei loro familiari, di avvocati e personalit‡ pubbliche e politiche.

Guantanamo, Honor bound to defend freedom dopo una prima mondiale di grande successo, al Kilburn’s Trycicle Theatre di Londra per la regia dello stesso Nicholas Kent, è stato trasferito nel West End di Londra, New Ambassadors Theatre. E’ diventato subito un caso teatrale esportando la sua importanza (non solo artistica) fin negli Stati Uniti dove ha avuto quattro mesi di tenitura al New York’s Bleeker Street Theatre con enorme successo di critica e pubblico. Dopo la risonanza di Londra e New York, Guantanamo è stato replicato a Chicago, Philadelphia, Rochester. Sono in progetto nuovi allestimenti a San Paolo in Brasile. Lo spettacolo oltre che in Italia è già stato venduto in Svezia, Nuova Zelanda e Spagna. Guantanamo è già stato incluso nelle nominations per il 2005 per l’Olivier award.

Nella versione newyorkese è stato Desmond Tutu, arcivescovo emerito anglicano del Sudafrica, Premio Nobel per la Pace nel 1984, ad interpretare uno dei ruoli del testo, Lord Steyn (un giudice del pi_ alto grado della magistratura inglese che nell’autunno del 2003 ha condannato pubblicamente la posizione dell’Amministrazione Bush su Guantanamo, sottolineando che i tribunali americani rifiutavano persino di ascoltare le denunce di tortura fatte dai prigionieri).

Nel testo delle due autrici i racconti dei familiari, le lettere censurate inviate da Guantanamo, le interviste dei prigionieri rilasciati ricostruiscono la storia della cattura, della reclusione e della tortura di alcuni islamici, residenti in Gran Bretagna, sospettati di essere talebani o di appartenere ad Al Qaeda e detenuti senza alcun processo, dopo essere stati imprigionati nei giorni immediatamente successivi all’inizio della “war on terror”.

Ma Guantanamo non è solo un testo che racconta le torture subite dai prigionieri, è soprattutto un’indagine politico-sociale-giuridico su cosa ha portato al fenomeno della base navale americana a Cuba e alle sue conseguenze e a come questa prigione sia un simbolo del disprezzo con cui l’amministrazione Bush ha spazzato via solidi principi di diritto internazionale e condotta civile.
Quando ancora si facevano “congetture” su Guantanamo, senza avere prove certe, l’occidente ha dovuto fare i conti con le foto delle sadiche torture e dei maltrattamenti sui prigionieri iracheni di Abu Ghraib.
Guantanamo sembra nascere anche come simbolo di un esperimento dell’amministrazione statunitense di quanto l’opinione pubblica possa sopportare senza reagire.
La domanda scuote le coscienze di tutti noi, a prescindere dalle nostre ideologie e opinioni politiche: come hanno potuto uomini e donne americani trattare i prigionieri islamici tanto crudelmente e godere della loro umiliazione?
Ci raccontano che i vertici militari hanno fallito, che i comandanti sul campo sono stati disattenti. Ma dietro questi terribili episodi si cela qualcosa di molto pi_ profondo. Si tratta di una cultura basata sulla scarsa considerazione della legge, del rispetto della legge solo quando Ë utile al governo.

In questi ultimi anni, il presidente Bush ha più volte ribadito in modo chiaro la sua visione secondo la quale la legge deve piegarsi a ciò che egli considera “necessità”. Un chiaro esempio di ciò è Guantanamo.
La terza Convenzione di Ginevra stabilisce che qualsiasi controversia relativa allo status di un prigioniero di guerra debba essere giudicata da un “tribunale competente”. Bush ha rifiutato di attenersi alla Convenzione di Ginevra, decidendo che tutti i prigionieri di Guantanamo erano “combattenti fuorilegge”: non soldati regolari, ma spie, terroristi e assassini.

In questo processo Kafkiano che rivela (prima del clamore delle torture in Iraq) i trattamenti da animali in gabbia, l’esposizione a morsi di scorpioni e ragni, o le punizioni in celle frigorifere nella prigione di Guantanamo, ci si chiede soprattutto se un paese che sbandiera principi democratici puÚ infliggere tormenti senza regole.

L’OBIETTIVO

Il progetto di Tri-boo nasce da una collaborazione con Ombre Rosse di Stefano Stefani e da un’idea di Federico Micali.
La necessità di far conoscere questo testo in Italia è data non soltanto dal desiderio di documentare le atrocità commesse nella prigione di Guantanamo, ma sopratutto di riflettere sul simbolo che Guantanamo è diventata e sul precedente giuridico che è stato creato.

L’obiettivo della compagnia è quello di mettere in scena sia readings del testo, che produrre uno spettacolo che possano proporsi nei festival e nelle stagioni teatrali del circuito nazionale, ma anche sostenere eventi di associazioni che su queste tematiche basano il loro lavoro.
La distinzione fra il reading e lo spettacolo Ë necessaria per permettere al lavoro una circuitazione il più ampia possibile; facendo in modo che ogni realtà interessata scelga la forma che più si addice alla propria situazione.
Riteniamo importante che, ove possibile, l’evento non rimanga circoscritto soltanto all’ambito teatrale, ma possa avere spazi di dialogo e dibattito, invitando ogni volta esperti che possano ampliare gli spunti suggeriti dal testo e dal lavoro teatrale.

Come è stato per la versione newyorkese, anche in quella italiana la figura del giudice Steyn sarà interpretata da personaggi pubblici che possano sostenere le intenzioni e gli obiettivi del testo.

Grazie alla collaborazione con C.I.A.O. - Scarcerarci (associazione che aiuta il reinserimento nella società dei detenuti), i ruoli dei prigionieri saranno in parte ricoperti da detenuti di Sollicciano in semilibertà. Alcuni di questi detenuti di origine musulmana, oltre a partecipare come attori, seguiranno anche le prove, in modo da avere un punto di vista non soltanto occidentale all’interno del lavoro.

Il testo di Guantanamo Ë già stato presentato in Italia al Festival di Todi il 27 luglio 2005 con una mise en espace curata da Tri-boo.

 

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