Teatro della Limonaia Sesto F.no - Firenze 11-22 gennaio 2006 Compagnia TRI-BOO GUANTANAMO
di regia in collaborazione con con il patrocinio di traduzione video con con la partecipazione di voce registrata Scenografia Scenotecnica Costumi Progetto luci Progetto grafico
Guantanamo è un docu-drama, che arriva in Italia dopo un grande successo internazionale. Le testimonianze epistolari dei detenuti musulmani di nazionalità inglese e irachena, le interviste rilasciate dai loro familiari, le dichiarazioni dei loro avvocati e le disarmanti riflessioni di cittadini e militari americani, creano un quadro completo e scioccante dove gli attori più che personaggi diventano portavoce di chiarificazioni del precedente creato nel diritto internazionale dall’amministrazione Bush. Prima nazionale 15 gennaio ore 22.00 In occasione della prima nazionale dello spettacolo il 15 gennaio dalle ore 16.00 alle 20.00 al Teatro della Limonaia si terra una tavola rotonda sul tema Guerra, in collaborazione con Tri-boo, British Council, Controradio e Anna Meacci. IL PROGETTO Guantanamo, Honor bound to defend freedom (L’onore obbliga a difendere la libert‡) Ë un’operazione drammaturgica, un documentary-drama, sui trattamenti riservati ai prigionieri islamici della base militare americana di Guantanamo (Cuba), che nasce per volontà di Nicholas Kent, direttore del Tricycle Theatre di Londra. Guantanamo, Honor bound to defend freedom dopo una prima mondiale di grande successo, al Kilburn’s Trycicle Theatre di Londra per la regia dello stesso Nicholas Kent, è stato trasferito nel West End di Londra, New Ambassadors Theatre. E’ diventato subito un caso teatrale esportando la sua importanza (non solo artistica) fin negli Stati Uniti dove ha avuto quattro mesi di tenitura al New York’s Bleeker Street Theatre con enorme successo di critica e pubblico. Dopo la risonanza di Londra e New York, Guantanamo è stato replicato a Chicago, Philadelphia, Rochester. Sono in progetto nuovi allestimenti a San Paolo in Brasile. Lo spettacolo oltre che in Italia è già stato venduto in Svezia, Nuova Zelanda e Spagna. Guantanamo è già stato incluso nelle nominations per il 2005 per l’Olivier award. Nella versione newyorkese è stato Desmond Tutu, arcivescovo emerito anglicano del Sudafrica, Premio Nobel per la Pace nel 1984, ad interpretare uno dei ruoli del testo, Lord Steyn (un giudice del pi_ alto grado della magistratura inglese che nell’autunno del 2003 ha condannato pubblicamente la posizione dell’Amministrazione Bush su Guantanamo, sottolineando che i tribunali americani rifiutavano persino di ascoltare le denunce di tortura fatte dai prigionieri). Nel testo delle due autrici i racconti dei familiari, le lettere censurate inviate da Guantanamo, le interviste dei prigionieri rilasciati ricostruiscono la storia della cattura, della reclusione e della tortura di alcuni islamici, residenti in Gran Bretagna, sospettati di essere talebani o di appartenere ad Al Qaeda e detenuti senza alcun processo, dopo essere stati imprigionati nei giorni immediatamente successivi all’inizio della “war on terror”. Ma Guantanamo non è solo un testo che racconta le torture subite dai prigionieri, è soprattutto un’indagine politico-sociale-giuridico su cosa ha portato al fenomeno della base navale americana a Cuba e alle sue conseguenze e a come questa prigione sia un simbolo del disprezzo con cui l’amministrazione Bush ha spazzato via solidi principi di diritto internazionale e condotta civile. In questi ultimi anni, il presidente Bush ha più volte ribadito in modo chiaro la sua visione secondo la quale la legge deve piegarsi a ciò che egli considera “necessità”. Un chiaro esempio di ciò è Guantanamo. In questo processo Kafkiano che rivela (prima del clamore delle torture in Iraq) i trattamenti da animali in gabbia, l’esposizione a morsi di scorpioni e ragni, o le punizioni in celle frigorifere nella prigione di Guantanamo, ci si chiede soprattutto se un paese che sbandiera principi democratici puÚ infliggere tormenti senza regole. L’OBIETTIVO Il progetto di Tri-boo nasce da una collaborazione con Ombre Rosse di Stefano Stefani e da un’idea di Federico Micali. L’obiettivo della compagnia è quello di mettere in scena sia readings del testo, che produrre uno spettacolo che possano proporsi nei festival e nelle stagioni teatrali del circuito nazionale, ma anche sostenere eventi di associazioni che su queste tematiche basano il loro lavoro. Come è stato per la versione newyorkese, anche in quella italiana la figura del giudice Steyn sarà interpretata da personaggi pubblici che possano sostenere le intenzioni e gli obiettivi del testo. Grazie alla collaborazione con C.I.A.O. - Scarcerarci (associazione che aiuta il reinserimento nella società dei detenuti), i ruoli dei prigionieri saranno in parte ricoperti da detenuti di Sollicciano in semilibertà. Alcuni di questi detenuti di origine musulmana, oltre a partecipare come attori, seguiranno anche le prove, in modo da avere un punto di vista non soltanto occidentale all’interno del lavoro. Il testo di Guantanamo Ë già stato presentato in Italia al Festival di Todi il 27 luglio 2005 con una mise en espace curata da Tri-boo. |
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